Pubblicato: Sab, Ottobre 05, 2019
Esteri | Di Evidio Veneziano

Di Maio, decreto migranti che fa fatti

Di Maio, decreto migranti che fa fatti

Dopo l'annuncio dei giorni scorsi arriva il decreto ministeriale (non passerà dunque dal Consiglio dei ministri) che il capo della Farnesina, assieme al ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, presenterà stamattina.

Luigi Di Maio, come aveva già fatto Matteo Salvini più volte nel precedente governo giallo-verde, fa un'incursione, a parti inverse, nel ruolo di ministro degli Interni e questa mattina firma un decreto per i rimpatri dei migranti in 4 mesi. In questo nuovo decreto, infatti, sono stati inseriti una serie di paesi che permetteranno di accorciare i tempi. "Per me chi puo' stare qui puo' rimanere ed essere ridistribuito negli altri paesi europei, ma chi non puo' non puo' restare in attesa due anni". "Chi si trova ad esaminare una domanda di protezione internazionale sa che si tratta di un Paese sicuro e quindi abbiamo un diverso meccanismo dell'onere della prova: non ci sono i presupposti per ottenere la protezione, salvo prova contraria". Ecco perché siamo già al lavoro per una soluzione che difenda il Made in Italy da dazi. "Sono le stesse comunita' di immigrati regolari a chiedere che chi non puo' stare qui non ci puo' stare - ha aggiunto -. Verificheremo con le nostre strutture che non ci siano violazioni dei diritti dell'individuo". La redistribuzione fra i vari paesi è una soluzione d'emergenza che ha, come controindicazione, quella di costituire un pull factor. Comprendo bene le preoccupazioni di tutto il settore e l'impatto che queste misure potrebbero avere sul nostro Paese e sulle nostre imprese. Per completare gli accordi, ha detto ancora, sarà fondamentale il ruolo della cooperazione allo sviluppo.

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Sulla questione si è espresso anche il capo della polizia Franco Gabrielli intervenendo dal Festival delle Città in corso a Roma: "In Italia non esiste una modalità di accesso lecito e a questo bisogna metterci mano". Per Gabrielli il tema dell'immigrazione "poggia su tre pilastri: la gestione dei flussi, i rimpatri e l'integrazione". Per gli stranieri che restano in Italia "è necessario costruire percorsi di integrazione altrimenti si creeranno condizioni favorevoli a illegalità, degrado, criminalità e terrorismo". "Su questo mi spenderò con tutte le mie energie, anche perché credo fermamente che la politica estera italiana la facciano, oltre al Ministero che guido, i nostri imprenditori che esportano eccellenze richieste in tutto il mondo".

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