Pubblicato: Mer, Giugno 12, 2019
Cultura | Di Socrate Ginnetti

Marco Carta e il presunto furto di magliette, il giudice: "Arresto illegittimo"

Marco Carta e il presunto furto di magliette, il giudice:

Gli "elementi di sospetto sono del tutto eterei, inconsistenti", la "versione degli imputati non è allo stato scalfita da alcun elemento probatorio contrario", scrive il giudice di Milano Stefano Caramellino nell'ordinanza con cui lo scorso 1 giugno non ha convalidato l'arresto per furto del cantante Marco Carta.

L'arresto di Marco Carta "non può ritenersi legittimo". Era stato invece convalidato l'arresto per l'amica che l'accompagnava nella cui borsa era stato trovato il cacciavite usato per togliere l'antitaccheggio e le magliette.

Il testimone oculare, un addetto alla sicurezza, descrive un atteggiamento sospetto, ma tali elementi sono "del tutto eterei, inconsistenti: è normale che due acquirenti si guardino spesso attorno all'interno di un esercizio commerciale di grande distribuzione" e l'ipotesi che stessero controllando di non essere seguiti da occhi indiscreti "è formulata in modo del tutto ipotetico". Inoltre, "il fatto che i due coimputati si siano recati in un piano diverso per provare le maglie è compatibile con il proposito di trovare un camerino di prova libero, posto che entrambi hanno affermato che grande era l'affollamento e che lo stesso scontrino in atti conferma che era giorno di offerte speciali, cosidddetto 'black friday'".

"Non è possibile - si legge nell'ordinanza del giudice - ritenere che la rottura delle placche antitaccheggio sia avvenuta in un tempo successivo al primo inserimento dei vestiti nella borsa dell'imputata", che è avvenuta nello spazio dei camerini. Resta comunque indagato e il processo è stato fissato a settembre.

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Carta, conclude il giudice, non aveva "all'uscita" della Rinascente "la borsa contenente i vestiti sottratti".

Il cantante di Amici di Maria De Filippi si è sempre detto estraneo ai fatti: Carta aveva dichiarato di non aver messo nella borsa le magliette lasciate nel camerino, lasciando intendere che conosceva il nome del colpevole, ma che non avrebbe fatto la spia.

La flagranza scatta sulla base di una diretta percezione, non per informazioni sommarie rese da terzi, in questo senso "nessuna circostanza descritta nel verbale d'arresto costituiva sufficiente sintomo, percettibile agli operanti, del concorso dell'imputato nell'azione autonomamente posta in essere dall'imputata, che si trovava semplicemente in sua compagnia".

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