Pubblicato: Sab, Giugno 08, 2019
Esteri | Di Evidio Veneziano

Fusione Fca-Renault: la proposta è stata ritirata


"È tuttavia divenuto chiaro - prosegue la nota - che non vi sono attualmente in Francia le condizioni politiche perché una simile fusione proceda con successo".

Titoli di Fca in calo a Wall Street nelle contrattazioni after hours, a -3,71%. Il consiglio di amministrazione di Renault, convocato mercoledì 5 per il secondo giorno consecutivo a Bologne-Billancourt, alle porte di Parigi, dopo sei ore di discussione, ha fatto sapere di non essere in grado di prendere una decisione a causa dell'auspicio espresso dai rappresentanti dello Stato francese di rinviare il voto a un consiglio ulteriore.

A mettersi di traverso sul matrimonio alla pari, secondo il Lingotto è stato il Governo francese, maggiore azionista col 15,1% del Gruppo di Boulogne-Billancourt. Quindi, FCA ha annunciato, "con effetto immediato", il ritiro dell'offerta d'integrazione da 33 miliardi di euro. Il gruppo presieduto da John Elkann ha sottolineato come "continua ad essere fermamente convinto della stringente logica evolutiva di una proposta che ha ricevuto ampio apprezzamento sin dal momento in cui è stata formulata e la cui struttura e condizioni erano attentamente bilanciati al fine di assicurare sostanziali benefici a tutte le parti".

Nonostante una "intesa di massima" tra le parti fosse data per raggiunta, il cda ha sposato la linea del ministro francese dell'Economia, Bruno Le Maire, che nella giornata di ieri ha chiesto di non avere fretta nel chiudere, ribadendo la sua volontà di tutelare l'industria francese e il gruppo automobilistico d'Oltralpe.

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Tutta quest'attesa però ha irritato FCA e soprattutto il n.1 John Elkann che ha preso lui stesso la decisone di far saltare il banco definitivamente.

"Spiace - aggiunge Fassino - che il progetto si sia arenato, e sarebbe di interesse comune che tutti gli attori privati e pubblici riconsiderassero le loro decisioni manifestando disponibilità a riprendere il percorso interrotto".

Quattro erano le condizioni poste da Parigi per il via libera: la realizzazione dell'operazione come parte dell'alleanza tra Renault e Nissan; la conservazione di posti di lavoro e dei siti industriali in Francia; una governance rispettosa dell'equilibrio di Renault e FCA e la partecipazione del futuro complesso industriale sullo sviluppo di batterie avviato da Matignon con la Germania.

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