Pubblicato: Ven, Aprile 12, 2019
Economia | Di Almiro De Bernardi

Fmi all'Italia: serve una tassa sulla prima casa

Fmi all'Italia: serve una tassa sulla prima casa

In un passaggio dello studio il FMI ha sottolineato che, nell'area euro: "I problemi di bilancio in Italia hanno riacceso le preoccupazioni sul legame fra titoli di Stato e sistema finanziario, quello al cuore della crisi del 2011-2012, e questo ha portato a un ampliamento degli spread sovrani nella seconda metà del 2018". Ci si aspetta che la crescita si attenui in molte delle principali economie europee, inclusa la Germania, dove la debole domanda globale e gli standard più severi di emissioni delle auto hanno colpito la produzione industriale.

Il Fondo Monetario Internazionale ha ridotto le sue prospettive di crescita globale ai minimi dal momento della crisi finanziaria, a fronte di una prospettiva più desolante nella maggior parte delle principali economie avanzate e segnala che le tariffe più elevate pesano sugli scambi.

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TAGLIO PREVISIONI PIL GLOBALE - Il Fondo Monetario Internazionale taglia le stime sulla crescita globale che nel 2019 - secondo quanto scritto nel World Economic Outlook - dovrebbe attestarsi al 3,3%, con una revisione al ribasso di 0,4 punti rispetto alle previsioni formulate nell'ottobre scorso. Ma si intuisce che le cose potrebbero andare anche peggio qualora scattassero le clausole di salvaguardia ed il conseguente rincaro dell'Iva. Gita Gopinath, consulente economico del Fmi, parlando dell'Italia afferma che la crescita è debole, ma non commenta l'ipotesi di una flat tax poiché, dice, "dobbiamo attendere i dettagli". Nel Paese che, se non retrocede, si arresta, solo un anno fa questi ammontavano a 337 miliardi di euro: Bankitalia ha rivelato che a febbraio 2019 i miliardi sono già 387,2, contro i 382 di gennaio. Una progressione da brividi ma inevitabile considerando il livello del deficit, atteso nel 2019 al 2,7% e nel 2020 al 3,4%. Per altro, proprio ai rendimenti alti è collegato il rischio di "mettere sotto pressione le banche, pesare sull'attività economica e peggiorare la dinamica del debito pubblico".

Il Pil dovrebbe registrare un incremento dell'1,3 per cento rispetto al +1,6 mper cento stimato in precedenza. Per i 2020 la stima è invariata rispetto a gennaio e in calo dello 0,1 rispetto alla previsione di ottobre, attestandosi sul +3,6%.

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