Pubblicato: Sab, Marzo 16, 2019
Esteri | Di Evidio Veneziano

Brexit, approvata la mozione di Theresa May: proroga fino al 30 giugno

Brexit, approvata la mozione di Theresa May: proroga fino al 30 giugno

Infine, i deputati hanno votato a favore di una terza mozione definitiva per escludere la possibilità di uscita dall'UE senza accordo con 321 sì e 278 no.

Un ulteriore colpo di scena potrebbe essere la convocazione di nuove elezioni nel Regno Unito visto che il potere di Theresa May ha basi d'argilla e il Parlamento non ha i numeri per prendere una decisione. "Siamo pronti, ma raccomando di non sottostimare le conseguenze". Ha solo chiesto più tempo per raggiungere un accordo diverso rispetto a quello stipulato dalla premier. I Paesi della Ue al momento della formazione dell'organo legislativo, infatti, dovranno necessariamente esprimere i propri candidati alla consultazione.

Lo scorso dicembre, la Corte di Giustizia europea "ha stabilito che, quando un paese membro ha notificato al Consiglio l'intenzione di ritirarsi dall'Unione europea, così come ha fatto il Regno Unito, lo stesso paese è libero di revocare quella notifica in modo unilaterale". "Possiamo andare avanti così per altri sei mesi, di voto decisivo in voto decisivo, ma non avrebbe alcun senso". Un no netto invece contro il tentativo d'un drappello di indipendenti di collegare il rinvio con l'obiettivo di un secondo referendum: speranza che i pro Remain più irriducibili non smettono di coltivare, soprattutto se lo stallo e i veti incrociati continuassero a farla da padrone, ma che stasera si prospetta in effetti più remoto sullo sfondo del sostegno incassato da appena 85 parlamentari e del voto contrario di ben 334 colleghi; maggioranza assoluta e blindata dell'aula anche al netto della criticata astensione decisa da Corbyn a nome del grosso del gruppo laburista.

Passata la proposta di prorogare la Brexit, ora la palla passa all'Unione Europea. Per garantire un'estensione dei termini previsti dall'Articolo 50, che come dicevamo fissa l'uscita al prossimo 29 marzo, è necessario un voto all'unanimità di tutti gli stati membri del Consiglio dell'Unione Europea. Sarà il Consiglio europeo a considerare la richiesta, dando priorità alla necessità di assicurare il funzionamento delle istituzioni europee, le ragioni e la durata di una possibile estensione.

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Tutti bocciati gli emendamenti. Di buono c'è che, a sorpresa, il voto deliberato ieri sera dalla Camera dei Comuni (312 voti a favore contro 308 contrari) ha sancito ufficialmente che se il Regno Unito lascerà la Ue, la separazione potrà avvenire soltanto dopo un accordo bilaterale. E lo spettro del 'no deal' non è escluso del tutto.

Il terzo, sostenuto dal leader del Labour, Jeremy Corbyn, suggerisce uno scenario analogo, ma in forma più sfumata, con una finestra temporale che non vada oltre il 30 giugno, e contempla il rifiuto più totale dell'accordo già trovato da Theresa May.

L'ultimo, sempre laburista, infine contesta all'esecutivo il diritto di sottoporre di nuovo il piano May a un voto di ratifica.

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