Pubblicato: Sab, Gennaio 26, 2019
Esteri | Di Evidio Veneziano

Che succede in Venezuela?

Che succede in Venezuela?

Tracciando un bilancio di quanto accaduto, riferisce il quotidiano El Nacional, Guaidó ha assicurato ai venezuelani che "nulla è fatto per inerzia o casualità; abbiate fiducia nella nostra azione, ma non permettete che si spenga la fiamma della speranza che ritenevamo perduta".

La proposta di una trattativa è stata fatta in una conferenza stampa tenuta da Maduro che ha anche annunciato che le relazioni con il governo degli Stati Uniti sono state interrotte nel campo della politica e della diplomazia ma non nell'energia e nell'economia. Inoltre Difesa, Cia e gli altri servizi segreti stanno mettendo a punto "piani" non ben specificati da presentare al più presto a Donald Trump. Dalla sua, Maduro ha l'esercito, che tiene sotto stretto controllo. Il rischio è che scoppi una guerra civile. Secondo la giornalista italovenezuelana Marinellys Tremamunno Guaidò "non si è autoproclamato!". Dovrebbe farlo anche l'Italia, anche perché ha un interesse in più rispetto agli altri. La data scelta dall'opposizione per il suo d-day non è casuale; il 23 gennaio del 1958 ci fu la ribellione castrense contro il governo militare di Marcos Perez Jimenez, che fu costretto a scappare in Repubblica Domenicana.

Ieri, Guaido ha giurato da presidente ad interim; la vittoria di Maduro alle elezioni dello scorso anno è considerata irregolare dall'opposizione e da gran parte della comunità internazionale. Dopo la liberazione, Guaidó ha partecipato a un comizio nello stato di Vargas, dove ha mostrato alle telecamere i segni che aveva sui polsi: "Hanno cercato di ammanettarmi, ma non gliel'ho permesso".

"Ci auguriamo che tutte le parti si oppongono a qualsiasi interferenza esterna negli affari interni del Venezuela". Il modo migliore di Roma per preservarli sarebbe procedere al riconoscimento di Guaidò anche per lanciare un segnale alle gerarchie militari, che potrebbero essere portate dinanzi ai tribunali internazionali per crimini contro l'umanità.

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Quello di ieri sarà ricordato come il giorno dei due presidenti in Venezuela, per molti l'inizio della fase terminale di un governo ormai inviso alla stragrande maggioranza della popolazione e a quasi tutti i Paesi delle Americhe, Stati Uniti in testa.

"Prometto di assumere formalmente le competenze dell'esecutivo nazionale come presidente in carica del Venzuela - ha dichiarato con tono trionfale l'ingegnere 35enne dall'alto di una tribuna - per arrivare a formare un governo di transizione e ottenere delle elezioni libere" nel paese in profonda crisi economica. Ricalcando lo slogan di Obama, Guaidó ha dichiarato: "Sì, se puede!". Non tutti, però, sono favorevoli all'allontanamento di Maduro. Lo ha detto il vice ministro degli Esteri russo Sergei Ryabkov. Il presidente messicano di centrosinistra, Andrés Manuel López Obrador, si è dissociato dal comunicato del gruppo di Lima, che non ha riconosciuto la legittimità del mandato di Maduro.

La dittatura ha distrutto il Venezuela. "A differenza di Maduro, l'Assemblea parlamentare, incluso Juan Guaidò, ha un mandato democratico dai cittadini venezuelani".

Di fronte alla gravità della situazione in Venezuela, Messico e Uruguay hanno scelto una linea più cauta invitando "le parti coinvolte, sia all'interno che all'esterno, a ridurre le tensioni ed evitare una escalation della violenza" proponendo "un nuovo processo di negoziato inclusivo e credibile".

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