Pubblicato: Mer, Gennaio 23, 2019
Economia | Di Almiro De Bernardi

La verità brucia. "Francia colonialista", ambasciatore Italia convocato a Parigi

La verità brucia.

L'ennesima bufala del vicepremier, Luigi Di Maio, consiste nel riconoscere una "carta" che circola in rete dalla settimana scorsa come il programma dei "gilets jaunes" francesi. Uno dei meccanismi per cui, come ci spiega Oxfam con la ricerca sulla concentrazione della ricchezza anche quest'anno presentata al Forum economico di Davos, nel 2018 la ricchezza dei più ricchi del pianeta è aumentata del 12% mentre la povertà dei più poveri è aumentata dell'11%. Il leader pentastellato ieri 20 gennaio aveva detto: "Se la Francia non avesse le colonie africane, che sta impoverendo, sarebbe la quindicesima forza economica internazionale e invece è tra le prime per quello che sta combinando in Africa".

"Non prendo lezioni da Macron - ha quindi concluso il ministro - La Francia ha poco da arrabbiarsi perché ha respinto migliaia di migranti a Ventimiglia, comprese donne e bambini, alla frontiera".

Così Marco Magnani, professore di 'Monetary and Financial Economics' all'Università LUISS di Roma, commenta, intervistato dall'AGI, la polemica con la Francia sollevata dal vice premier Luigi Di Maio.

Parole che in serata sono rimbalzate in tv. "Le provocazioni di solito squalificano chi le fa".

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Fu istituito il 25 dicembre 1945, a seguito dell'accordo del 9 settembre 1939, fra Parigi e 14 paesi dell'Africa sub sahariana: Benin, Burkina Faso, Costa D'Avorio, Guinea-Bissau, Mali, Niger, Senegal, Togo (Africa Occidentale) e ancora Camerun, Repubblica Centrale Africana, Chad, Repubblica del Congo, Guinea Equatoriale e Gabon (Africa Centrale).

Le parole di Di Maio e Di Battista.

Non è un caso che, pochi minuti dopo la performance televisiva di Di Battista da Fazio in cui il "Che della Tiburtina" strappava simbolicamente un franco CFA, quella stessa banconota ricompariva tra le mani di Giorgia Meloni, e tra le labbra le stesse (o quasi) identiche accuse. Altra questione è poi quella dei fondi tenuti presso la Banca Centrale Francese, soldi che non vengono utilizzati per lo sviluppo dei paesi. Io ho l'orgoglio di governare un paese accogliente e solidale e che è patria del volontariato. "Alcune dichiarazioni sono semplicemente stupide". Nessun paese però ha manifestato l'interesse di abbandonare la valuta. La zona del Franco coloniale, in realtà esisteva di fatto da tempo, come si evince dal nome, ed era strettamente legato al franco francese che in tempi coloniali era la moneta di quei paesi. Nella nota, venivano stigmatizzati i toni "ingiustificabili, tenuto conto che da molti mesi ormai il nostro Paese ha pubblicamente denunciato l'insostenibilità dell'attuale situazione di latitanza di un approccio coordinato e coeso a livello europeo circa la gestione dei flussi migratori, rispetto ai quali l'Italia non si è mai tirata indietro".

"In un paese dove lo Stato è rimasto assente per tanti anni, dove il clan egemone controllava tutto, dove non si muoveva foglia che il clan non voleva, la visita del ministro dell'Interno è più importante di quanto da lontano si possa credere". Prima c'è stato l'endorsement al movimento dei Gilet gialli, grande problema di politica interna del presidente francese, che ha ricordato alcune posizioni leghiste, vicine appunto al Rassemblement national.

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