Pubblicato: Sab, Gennaio 05, 2019
Esteri | Di Evidio Veneziano

Diplomatico nordcoreano in Italia chiede asilo

Diplomatico nordcoreano in Italia chiede asilo

"L'ho visto l'ultima volta tre settimane fa in occasione di un pranzo a Roma con alcuni imprenditori interessati a investire in Corea del Nord, se fosse vero che ha disertato mi sembrerebbe strano, era molto attaccato al suo Paese", ha dichiarato l'ex senatore Antonio Razzi, che vanta un'amicizia personale con il leader nordcoreano Kim Jong-un e numerosi viaggi a Pyongyang. Jo Song-gil ha disertato "e ora si nasconde". Jo, 48 anni, era ambasciatore facente funzioni in Italia dall'ottobre del 2017, quando aveva preso il posto dell'ambasciatore Mun Jong Nam, espulso da Roma in segno di protesta per i test nucleari condotti da Pyongyang. Dinanzi a una richiesta di consegna di Pyongyang, spiega ad HuffPost una fonte diplomatica, le alternative sarebbero due: restituirlo, sapendo però che questo vorrebbe dire condannare Jo, o rifiutare un'eventuale richiesta nordcoreana, in presenza di una richiesta di asilo politico da parte del diplomatico o, in subordine, del riconoscimento dello status di rifugiato politico per lui e i suoi famigliari. "Il mandato dell'ambasciatore Jo Song Gil terminava a fine novembre dell'anno scorso ed e' fuggito dalla struttura diplomatica all'inizio di dicembre" con sua moglie, ha raccontato la deputata Kim Min-ki, parlando ai giornalisti, al termine della riunione. I diplomatici nordcoreani che chiedono asilo all'estero, di consuetudine, informano sempre la Corea del Sud. "Tale avvicendamento ha poi avuto luogo". Una ricostruzione, questa, che non viene confermata dal ministero degli Esteri italiano.

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La richiesta di asilo di Jo Song-gil sarebbe la prima di un diplomatico di alto livello della Corea del Nord dalla diserzione nel 2016 di Thae Yong-ho, numero due dell'ambasciata a Londra. Adesso bisognerà capire se il diplomatico sia effettivamente rimasto in Italia - grazie alla copertura dei Servizi Segreti - o se invece abbia chiesto asilo a un altro Stato. In generale, come metodo per prevenire le fughe, i diplomatici del Nord lasciano in patria diversi componenti della famiglia, soprattutto bambini, mentre a Jo fu concesso di raggiungere Roma con moglie e figli, quasi a conferma - secondo il quotidiano - della sua appartenenza a una famiglia privilegiata.

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