Pubblicato: Mar, Dicembre 04, 2018
Medicina | Di Gottardo Magnano

Giornata Mondiale contro Aids, regione Lombardia in campo

Giornata Mondiale contro Aids, regione Lombardia in campo

Nel primo caso, si avrà un individuo contagiato dal virus dell'HIV; nel secondo, un individuo in cui il virus dell'HIV avrà provocato l'indebolimento irreversibile del sistema immunitario.

- l'Azienda Toscana sud est aderisce alla giornata mondiale contro l'Aids con l'organizzazione di un evento presso l'Auditorium dell'Ospedale San Donato di Arezzo il 1° dicembre, dalle ore 9 alle 13. "Sono numeri equivalenti a quelli di un vaccino". L'ultima falsa credenza è anche quella più diffusa: l'Hiv è un problema solo degli omosessuali. E invece il diffondersi del virus Hiv è qualcosa che ci riguarda tutti. Ancora oggi, purtroppo, molte persone pensano che l'infezione da Hiv riguardi quasi esclusivamente gli uomini che fanno sesso con uomini, i tossicodipendenti e chi fa sesso con partner occasionali o con molti partner.

Nella Giornata mondiale contro l'Aids, Anlaids scende in campo per informare e sensibilizzare il maggior numero di persone: è necessario contrastare l'atteggiamento, fin troppo diffuso, di credere che le malattie sessualmente trasmissibili rappresentino un rischio lontano da ognuno di noi. Un dato più alto di quello nazionale: in Italia nel 2017 le nuove diagnosi di infezione da Hiv sono state 3.443, pari a 5,7 nuovi casi per 100.00 residenti.

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"L'incidenza delle nuove diagnosi di Hiv mostra una leggera diminuzione tra il 2012 e il 2015, con un andamento pressoché stabile dopo il 2015 - si legge -".

La maggioranza delle infezioni da Hiv è attribuibile a rapporti sessuali non protetti, che costituiscono l'86,1% di tutte le segnalazioni, a sottolineare l'abbassamento del livello di guardia e la bassa percezione del rischio nella popolazione, soprattutto eterosessuale. La probabilità di sopravvivere per coloro che si sono ammalati nel periodo compreso tra il 1996 e il 2000, a due anni dalla diagnosi, si attesta difatti attorno al 68%, diversamente che per coloro che si sono ammalati precedentemente, per i quali tale percentuale è inferiore al 40%. Tra le cause di questi dati allarmanti, come precisa TgCom 24, il mancato uso del profilattico e la scarsa conoscenza del pericolo. L'incontro è fondamentale per combattare i pregiudizi che ancora alcuni hanno in tema di HIV e per sfatare il mito del collegamento tra orientamento sessuale e HIV che ancora viene a sproposito proposto. Questa notizia del test del vaccino però potrebbe segnare una vera e propria svolta in grado di cambiare ogni punto di riferimento segnato fino a questo momento. Oggi le cure hanno fatto dei passi in avanti molto importanti, ma non si può considerare la battaglia definitivamente vinta.

Nell'ambito dello studio clinico, sono stati raccolti dati tra luglio 2013 e luglio 2015 su circa 2mila migranti adulti diagnosticati con Hiv da almeno cinque anni e residenti nel Paese di accoglienza da almeno sei mesi, provenienti da Europa centrale e orientale per il 20%; dall'America Latina e Caraibi e dall'Africa sub-sahariana per il 65%.

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