Pubblicato: Mar, Novembre 06, 2018
Esteri | Di Evidio Veneziano

Marcia indietro del Pakistan: Asia Bibi resta in cella

Marcia indietro del Pakistan: Asia Bibi resta in cella

Il problema, però, è che per la revisione, la povera donna cristiana, che pure è stata decretata libera, dovrà rimanere in prigione oppure isolata e controllata dal governo perché c'è il divieto per lei di lasciare il Paese.

L'assoluzione di Asia Bibi sta provocando tensioni in Pakistan, tanto che oggi il potente esercito del paese ha avvertito di averne abbastanza delle proteste radicali islamiche.

Ci sarebbero inoltre ancora 40 persone in attesa di esecuzione o condannate all'ergastolo proprio a causa dell'utilizzo selvaggio delle leggi sulla blasfemia, fenomeno che ha portato a una vera e propria persecuzione delle minoranze religiose.

Il rilascio di Asia Bibi è stato rinviato (LA SUA STORIA).

Asia era stata arrestata nel 2009 nel suo villaggio di Ittanwali, nella provincia del Punjiab dove lavorava nei campi. Aveva accusato, secondo la denuncia di queste donne, il profeta Maometto durante una discussione. Bibi è sembrata incredula alla lettura del verdetto.

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"L'appello è accolto. Le sentenze dell' Alta Corte e del Tribunale di primo grado vengono annullate".

Esplode la protesta - Il partito Tlp (Tehreek Labbaik Pakistan), che rappresenta i musulmani sunniti, ha invece organizzato una serie di manifestazioni per protestare, con il supporto di altri partiti di ispirazione islamica, contro l'assoluzione della donna. E ha aggiunto: "Chiediamo che ogni protesta sia sempre pacifica e che non danneggi la proprietà pubblica o privata".

"Nello scenario attuale mi è impossibile vivere in Pakistan", haspiegato l'avvocato alla France Presse, prima di imbarcarsi su un aereo stamani. "Ho bisogno di restare in vita per proseguire la battaglia giudiziaria per Asia Bibi".

Per inciso, anche il marito di Asia Bibi ha chiesto asilo al governo britannico per sé, per la moglie e per i loro cinque figli. Per il legale, la reazione violenta alla sentenza è stata "dolorosa ma non inattesa". E ancora: "È ironico come in lingua araba il nome dell'appellante, Asia, significhi "peccatrice" ma, nelle circostanze di questo caso, lei sembra essere una persona che, con le parole di Shakespeare nel Re Lear "è più vittima di un peccato che peccatrice". Le vicine si rivolgono all'imam del paese, che non ha assistito alla scena ma che fa proprie le accuse di blasfemia lanciate contro Asia.

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