Pubblicato: Mar, Ottobre 30, 2018
Economia | Di Almiro De Bernardi

Così su Tap il M5s ha illuso i pugliesi


La rivolta è in particolare del popolo grillino, del movimento "no tap", e di alcuni esponenti stessi del Movimento 5 Stelle, che negli ultimi anni si sono sempre battuti contro la costituzione della suddetta opera.

"Dobbiamo essere compatti - ha scritto Di Maio/Wikipedia - come lo era la testuggine romana, una formazione di fanteria dell'esercito romano che era di grande complessità perché richiedeva un importante coordinamento collettivo". Non è la prima volta: l'ha fatto con Ilva sul parere dell'avvocatura, l'ha fatto con la 'manina' che avrebbe cambiato la legge di bilancio. Prendete la Tap, acronimo di Trans Adriatic Pipeline, il gasdotto di 878 chilometri che dovrebbe portare metano estratto in Azerbaigian, collegando il Mar Caspio con la Puglia passando per l'Albania. "Un ministro della Repubblica - prosegue riferendosi al vicepremier Luigi Di Maio - ha dichiarato che in alcune carte segrete che ha potuto consultare solo ora ci sono penali per 20 miliardi. Non ci hanno mai parlato delle penali".

Sulla vicenda Tap "noi abbiamo perso le elezioni, l'Italia ha perso tempo, Di Maio ha perso la faccia". Ma è così, altrimenti avremmo agito diversamente. "Se fossimo andati al governo nel 2013 quest'opera non si sarebbe fatta, ci siamo arrivati nel 2018 dopo che il Pd e i governi precedenti hanno fatto accordi internazionali e firmato accordi con il Tap e questo genera una serie di miliardi di euro da sborsare che oggi lo Stato italiano non si può permettere". Mentre il Movimento 5 stelle deve fare i conti con i malumori della base e i "vili attacchi" che provengono dall'esterno, Luigi Di Maio calca l'elmetto e scende in trincea, anche se solo dal punto di vista verbale, per difendere l'operato del governo. C'è un'autorizzazione giudicata dallo stesso governo pienamente valida. "Quindi quello che serve a fare pagare meno gli italiani va avanti", ha dichiarato il ministro dell'Interno a margine di un incontro in Vaticano. A dichiararlo è l'ex ministro Carlo Calenda, che in un video pubblicato sulla sua pagina Facebook, spiega perché "la menzogna di Di Maio su Tap sia particolarmente grave" e come "in un paese normale" si sarebbe già dovuto dimettere. Vi posso assicurare che non è semplice dover dire che ci sono delle penali per quasi 20 miliardi di euro.

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A mio avviso questi ripensamenti, questa aperta denuncia della superficialità e della scorrettezza degli impegni assunti in campagna elettorale costituisce l'inizio di un processo irreversibile di crisi del Movimento 5 Stelle e comincia, contestualmente, l'esame dei danni enormi arrecati alla crescita e allo sviluppo del Paese.

"Di Maio - ha concluso Calenda - sta facendo una sceneggiata e sta prendendo in giro gli elettori ai quali ha detto una cosa che non poteva mantenere".

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