Pubblicato: Sab, Ottobre 13, 2018
Economia | Di Almiro De Bernardi

Fmi taglia le stime del Pil italiano, rischio shock

Fmi taglia le stime del Pil italiano, rischio shock

Nonostante il taglio alla crescita globale di 0,2 punti percentuali, al 3,7%, sia per il 2018 sia per il 2019, l'Italia non si avvantaggia delle altri principali economie e resta fanalino di coda del G7 ed europeo.

Sul versante del debito pubblico le stime sono positive, esso passerà dal 131,8% del 2017 al 130,3% di quest'anno; nel 2019 scenderà al 128,7% e nel 2023 calerà al 125,1%. Secondo l'organismo con sede a Washington il deficit è atteso in calo dal 2,3% del 2017 all'1,7% nel 2018 e del 2019, per poi attestarsi al 2,2% nel 2023. Obstfeld ricorda che "negli ultimi mesi" si è assistito "all'aumento dello spread" sui titoli di stato italiani e "ciò ha certamente contribuito alla nostra revisione al ribasso della crescita italiana" oltre a rendere la nostra economia "più suscettibile agli shock".

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I numeri presentati dal FMI e contenuti nell'ultimo World Economic Outlook, si legano al "deterioramento della domanda esterna e interna e l'incertezza sull'agenda del nuovo governo". I "recenti eventi in Italia suggeriscono che il legame fra banche e debito sovrano resta un importante canale di trasmissione di rischio", ha sottolineato il Fondo. Le previsioni del Fmi non tengono conto delle nuove stime del governo, e si basano sui piani inclusi nel budget 2018 del governo e nel Def di aprile 2018. "L'aumento dei trasferimenti correnti per reddito di cittadinanza e pensioni, così come gli sgravi fiscali, tendono ad avere effetti congiunturali modesti e graduali nel tempo; stimiamo che il moltiplicatore del reddito associato a questi interventi sia contenuto", ha dichiarato il vice direttore generale dalla Banca d'Italia Federico Signorini intervenuto in audizione alla Camera. Per il 2019 il pil è atteso al +2,5%, -0,2 punti percentuali su luglio e aprile. L'Fmi ha rivisto al ribasso anche le stime di crescita di Eurolandia e degli Stati Uniti. Per il 2019 si attende il 10,5%.

Il Fmi chiede anzi di adottare ulteriori misure sul versante delle riforme economiche come "la decentralizzazione delle contrattazioni salariali in modo da allineare le buste paga alla produttività del lavoro a livello di impresa". "Una marcia indietro nuocerebbe alla sostenibilità del debito e provocherebbe una crescita dello spread".

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