Pubblicato: Lun, Ottobre 08, 2018
Economia | Di Almiro De Bernardi

La Commissione Ue ha bocciato il Def

La Commissione Ue ha bocciato il Def

Il rapporto tra deficit e Pil passerà dal 2,4% del prossimo anno al 2,1% del 2020 e all'1,8% del 2021.

"Non c'è nessuna ipotesi di cambio di questa squadra, squadra che vince non si cambia", ha detto ancora il vicepremier rispondendo a una domanda sulle ipotesi circolate in queste ore di un cambio al ministero dell'Economia, magari spostando al posto di Giovanni Tria l'attuale ministro delle politiche europee Paolo Savona. Altrettanto forte è la volontà ad avviare un dialogo costruttivo con l'Ue. Sono previsioni che stridono con quelle diffuse da Confindustria, che aveva tagliato le stime sulla crescita +1,1% nel 2018 e a +0,9% nel 2019. "In questo dialogo il Governo si presenta compatto e fiducioso" conclude. È possibile che il nostro paese venga sanzionato per il mancato rispetto dei parametri europei, ma in passato la Commissione non è mai arrivata a tanto, nonostante quasi tutti gli stati membri si siano trovati in passato in tale situazione (compresa l'Italia, che è uscita dall'ultima procedura per deficit eccessivo nel 2013, senza subire alcuna sanzione economica). Per questo "non ci si può offendere, bisogna spiegare il perché". Questa la replica ufficiale da parte del governo italiano che aggiunge: "L'esecutivo rimane fortemente convinto della bontà delle misure che andranno a costituire la manovra economica". Ed elenca "maggiori risorse per gli investimenti pubblici e privati, minore pressione fiscale sulle piccole e medie imprese e sui lavoratori autonomi, spinta al ricambio generazionale sul mercato del lavoro e sostegno ai soggetti più vulnerabili".

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Capitolo pensioni, per l'introduzione di 'quota 100', sono previsti 7 miliardi di spesa nel 2019. Il leader pentastellato, che non chiude la porta all'idea di nuove clausole di salvaguardia se non si arrivasse al 2.4%, conferma "i 10 miliardi per il Reddito di Cittadinanza" quale "misura strutturale", accompagnata dalla riforma dei centri per l'impiego, "che potenzieremo in linea con le migliori esperienze internazionali per aumentare l'occupazione e permettere a chiunque di potersi riqualificare, migliorando quindi anche la produttività del lavoro".

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