Pubblicato: Ven, Settembre 28, 2018
Economia | Di Almiro De Bernardi

Manovra sul rettilineo finale, Di Maio: "Non tiriamo a campare"


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Vengono insomma resi noti gli obiettivi sul fronte dei conti pubblici e si capirà, finalmente, chi avrà avuto più coraggio nel fare un passo indietro tra il duo Di Maio-Salvini - i quali vorrebbero entrambi una manovra di oltre 30 miliardi - e il ministro Tria, più raziocinante, che vorrebbe rispettare gli impegni dell'Italia sull'abbattimento del debito pubblico.

Stando a quanto racconta oggi il Corriere della Sera (articolo di Enrico Marro) Tria in queste ore e in questi giorni si trova a decidere se subire i diktat del M5S (che vogliono addirittura far salire il deficit/pil al 2,4% dall'1,6% programmato dal ministro) o gettare la spugna con dimissioni che risulterebbero, ovviamente, clamorose. "I due aspetti non possono essere separati perché non c'è crescita nell'instabilità". proprio per questo, la manovra non deve "portare a dubbi di sostenibilità del debito" e le misure vanno "portate avanti con gradualità, in modo consapevole e senza mettere a rischio la stabilità finanziaria". tria ha quindi assicurato che nella manovra il reddito di cittadinanza ci sarà e "aiuterà a gestire le conseguenze sociali dei processi di trasformazione produttiva".

Più minaccioso il capogruppo della Lega alla Camera, Riccardo Molinari, che intervistato stamani ha detto: "Se Tria non è più nel progetto, troveremo un altro ministro dell'Economia". Questo è uno stralcio dell'audio diffuso sui media e che riguarda Rocco Casalino, portavoce del Governo.

Più che un consiglio dei Ministri quello di stasera sta assumendo i contorni di una battaglia politicamente sanguinosa e decisiva per le sorti dei gialloverdi. Quindi il grillino ha aggiunto: "Quel che non vogliamo fare è scrivere nel Def cose non vere".

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Getta acqua sul fuoco invece il ministro dell'Interno e vicepremier Matteo Salvini che con un tweet questa mattina prima di volare in Tunisia ha scritto: "Stiamo lavorando a una manovra economica fondata sul lavoro, sulla crescita, sul taglio delle tasse e sul futuro".

"A livello di maggioranza siamo concordi, non è necessario arrivare a 2,4% ma sopra il 2 sì", ha aggiunto. Ci sono differenze di vedute, vanno appianate: "è inutile tirare a campare, o si fanno le cose o non vale la pena".

La prossima manovra "non sarà una legge di bilancio" ma "una manovra del popolo" con il reddito di cittadinanza e lo stop alla legge Fornero.

La tensione sulle decisioni di oggi riguardo al rapporto deficit - Pil (che Tria vorrebbe sotto il 2% mentre Lega e M5S al 2,4%) si riflette sullo spread.

Il ministro Tria insiste nella sua linea: "Ho giurato sull'esclusivo interesse della nazione e non di altri - ha detto intervenendo a un convegno di Confcommercio - e non ho giurato solo io, ma anche gli altri". Oggi previsto un nuovo vertice di maggioranza fra gli esponenti di spicco del governo: forse l'ultimo prima dell'approvazione del Def.

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