Pubblicato: Ven, Settembre 28, 2018
Cultura | Di Socrate Ginnetti

Foa: "Alla RAI voglio un'informazione pluralista"


Il dono che Marcello Foa si augura all'inizio della sua audizione in commissione di Vigilanza, all'ora di pranzo, si materializza all'ora di cena.

Foa è rimasto a Il Giornale fino al 2011, quando è stato nominato direttore generale del gruppo svizzero Timedia Holding e del quotidiano Corriere del Ticino, il più importante e più antico quotidiano della Svizzera Italiana.

Il nuovo presidente Rai è ritratto come "anti-gay, anti-immigrazione, anti-vaccino e pro-Russia". "Le storie false condivise da Foa includevano una durante la campagna elettorale presidenziale degli Stati Uniti su Hillary Clinton che partecipava a cene sataniche - si legge nell'articolo - e un'altra su un presunto piano per rovesciare Donald Trump".

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Marcello Foa ha assicurato: "Mai avuto tessere di partito, mai militato in un partito". Non viene detto esplicitamente, ma è chiaro che il Guardian non approva la scelta del nuovo presidente Rai.

Il Pd resta sulle barricate contro una "nomina illegittima": la consigliera Rita Borioni, unica a votare no in cda, ha già preannunciato ricorso, i capigruppo Delrio e Marcucci hanno chiesto ai presidenti di Camera e Senato di sconvocare la Vigilanza. Foa però non vanta nel suo curriculum nessuna esperienza televisiva, e questo sicuramente preoccupa. "Sono contento e non vedo l'ora che tutti lavorino al 100 per cento". Giorgio Mulè, capogruppo FI in Vigilanza aveva commentato la sua audizione dicendo che "sui vari temi Foa mi ha rassicurato". Dopo lo stop del 1 agosto, la Vigilanza dà il via libera alla sua nomina: 27 i voti favorevoli, compresi quelli decisivi di Forza Italia, frutto del 'patto di Arcorè tra Matteo Salvini e Silvio Berlusconi, tre i no, una scheda bianca e una nulla. Foa ha detto che "il mandato che mi è stato conferito dal governo non è politico, ma è un mandato professionale". Hanno votato 32 componenti della bicamerale su 40. Rispetto al primo voto della commissione "è cambiato moltissimo, sono cambiati il metodo e il merito". I senatori Faraone, Margiotta e Verducci si erano detti contrari alla sua elezione: "Foa, uno che ha insultato il Presidente della Repubblica, è la figura più lontana da quei criteri di equilibrio, credibilità e professionalità che servono a guidare il servizio pubblico, la più grande azienda culturale del Paese".

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