Pubblicato: Mer, Settembre 12, 2018
Medicina | Di Gottardo Magnano

Gli scienziati hanno stabilito legame tra sonnolenza diurna e Alzheimer

Gli scienziati hanno stabilito legame tra sonnolenza diurna e Alzheimer

Il corrispondente comunicato stampa è stato pubblicato sul portale dell'istituzione. Ai partecipanti è stato chiesto di compilare dei questionari che vertevano sulla qualità del sonno, su eventuali riposini nel pomeriggio e sulla presenza o meno di sonnolenza durante le ore diurne.

Avvertire sonnolenza diurna potrebbe essere associato al rischio di ammalarsi di Alzheimer: infatti chi di giorno si sente assonnato negli anni a venire ha un rischio triplo di presentare nel proprio cervello depositi di proteine tossiche tipiche della malattia, ovvero le placche di beta-amiloide. Lo studio è stato condotto tramite un'indagine epidemiologica basata su un campione monitorato nel corso degli anni.

Una nuova ricerca svela come la sonnolenza diurna sia una delle possibilità di soffrire in futuro di Alzheimer.

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Molti anni dopo, parte del campione è stato sottoposto ad esami specifici per accertare se nel cervello vi fosse un accumulo anomalo della proteina beta-amiloide.

Si è riscontrato che i volontari che si sono lamentati di sonnolenza diurna, sono stati quasi tre volte più inclini al rilascio della proteina beta-amiloide cerebrale, vale a dire il peptide Ap42, che è considerato uno dei principali fattori che causano la malattia di Alzheimer.

Stili di vita errati, l'assunzione di alcune sostanze, disturbi del sonno ma anche malattie più generali, tante le cause che, pur con modalità diverse, determinano una serie di eventi a carico del sistema nervoso centrale che sfociano nello stesso risultato: l'eccessiva sonnolenza durante il giorno. In ogni caso i risultati di questo studio potrebbero rappresentare un passo in avanti per la comprensione dei meccanismi di insorgenza dell'Alzheimer, in quanto se si stabilisse con certezza che i disturbi del sonno effettivamente passono aumentarne il rischio, allora il trattamento dei pazienti che soffrono di insonnia potrebbe impedire lo sviluppo di questa malattia. Nel nostro Paese si stimano circa 500mila ammalati. Ad oggi le terapie farmacologiche non sono in grado di far regredire la malattia, per cui i trattamenti esistenti riescono soltanto a contenere i sintomi.

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