Pubblicato: Ven, Giugno 08, 2018
Esteri | Di Evidio Veneziano

Governo, Renzi: No a fiducia, ma rispetto. Noi non faremo opposizione insultando

Governo, Renzi: No a fiducia, ma rispetto. Noi non faremo opposizione insultando

È una condizione di debolezza intrinseca, non tanto del professor Conte (un tecnico non eletto parlamentare) quanto dello stesso governo che si avvia ad avere una triplice posizione di premiership: quando si tratterà di concretare il programma e di concordare delle scelte non preventivamente condivise, in questa affollata cabina di regia si potrebbero creare non pochi problemi.

"Anche in base all'art.116 terzo comma della Costituzione siamo sensibili al fatto che ci sono già in atto delle trattative Stato-regioni e faremo di tutto per assecondare e non ostacolare questi processi in atto e la possibilità di conseguire per alcune Regioni un regime di maggiore autonomia, tanto più che questi percorsi hanno una base di legittimazione in istituti di democrazia diretta". Un lungo applauso dei senatori di maggioranza ha salutato la proclamazione della votazione sulla fiducia al governo Conte.

E' entrato per la prima volta in parlamento appena tre mesi fa, ma Matteo Renzi ha deciso di mettere in standby la sua attività politica di "senatore semplice".

Successivamente Renzi ha fatto riferimento alle parole post elezioni di Luigi Di Maio, il quale aveva annunciato la nascita della Terza Repubblica dopo la vittoria del M5s: "È iniziata la Terza Repubblica?" Inoltre Renzi ha chiarito che i dem rispetteranno Conte "in quest'aula e fuori da quest'aula". A questo punto, ha detto Renzi, "non avete più alibi, ora rappresentate il potere. Movimento 5 Stelle e Lega hanno disegnato un'idea di Paese che ci vedra' convintamente all'opposizione".

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Incalzato sula battuta di Renzi, Conte ha replicato sardonico: "Renzi un mio collega?"

Avevamo lasciato ieri l'onorevole pentastellato Francesco Berti intento a districarsi nei meandri del bicameralismo perfetto mentre si arrampicava sugli specchi accusando i deputati del Partito Democratico di non essere presenti in Aula al Senato mentre si votava la fiducia al governo del cambiamento di Di Maio e Salvini.

Non sarà un caso che su molti argomenti il discorso programmatico ha di necessità usato la diplomazia del vocabolario, qui addolcendo o sorvolando, là dribblando gli scogli.

Come questo: