Pubblicato: Ven, Giugno 01, 2018
Cultura | Di Socrate Ginnetti

Cosa non torna nella finta morte del giornalista russo

Cosa non torna nella finta morte del giornalista russo

La polizia ucraina ha detto che il giornalista è stato ucciso con tre colpi di arma da fuoco: sua moglie ha chiamato i soccorsi dopo averlo trovato ferito nella loro casa; Babchenko è poi morto in ambulanza, mentre veniva trasportato in ospedale. Ieri perfino il vice commissario della polizia ucraina, Vyacheslav Abroskin, aveva dichiarato che avevano ricostruito i tratti facciali del sospettato e stavano identificando testimoni oculari e chiarendo i dettagli dell'incidente.

I particolari di questa "morte" non erano affatto chiari, e solo poco fa si è saputa la verità quando Arkady Babchenko si è presentato alla conferenza stampa, sotto gli occhi sbigottiti dei presenti e della stampa. "Questa operazione è stata preparata per due mesi". "Azioni investigative sono in corso in questo momento e perquisizioni continuano in diversi luoghi", ha aggiunto.

Secondo quanto affermato dai servizi di sicurezza ucraini, "è stato scoperto un piano per assassinare Babchenko ed è stata presa la decisione di organizzare un'operazione speciale durante la quale siamo riusciti a raccogliere prove inconfutabili dell'attività terroristica dei servizi speciali russi nel territorio ucraino". Tre come i colpi di pistola che lo hanno freddato. Mi hanno informato personalmente un mese fa.

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Arkadi, russo in esilio in Ucraina, è apparso insieme al direttore dei servizi di sicurezza dell'Sbu.

Babchenko: "Chiedo scusa" - "Chiedo scusa a tutti, e a mia moglie, per l'inferno che ha dovuto sostenere ma non c'era altra alternativa: ringrazio i servizi ucraini per avermi salvato la vita". "Questo è un attacco terroristico contro la comunità del giornalismo sia in Russia che in Ucraina: gli assassini hanno attaccato tutti noi scegliendo il più sincero, rumoroso e coraggioso, quello che è agli occhi del pubblico". Nel 2017 il giornalista aveva lasciato la Russia dopo aver ricevuto delle minacce per un post su Facebook in cui scriveva di non provare dolore per la morte dei componenti del coro dell'Armata rossa, che il 25 dicembre di quell'anno viaggiavano verso la Siria a bordo di un aereo schiantatosi nel mar Nero.

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