Pubblicato: Gio, Mag 10, 2018
Economia | Di Almiro De Bernardi

Allarme Istat: in Italia un milione di famiglie senza lavoro

Allarme Istat: in Italia un milione di famiglie senza lavoro

E' il dato che rivela l'Istat nel corso di un'audizione sul Def davanti alle commissioni speciali di Camera e Senato riunite a Montecitorio. Complessivamente, si stima che lo scorso anno siano in povertà assoluta 154mila famiglie e 261mila individui in più rispetto al 2016.

Nel 2017 in 1,1 milioni di famiglie italiane "tutti i componenti appartenenti alle forze di lavoro erano in cerca di occupazione", pari a 4 famiglie su 100, in cui non si percepiva dunque alcun reddito da lavoro, contro circa la metà (535mila) nel 2008. Nel 2017 le persone in povertà assoluta sono circa 5 milioni, distribuiti in 1,1 milioni di famiglie.

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"Significativo, infine, che circa la metà dell'incidenza della maggiore povertà - osserva - dipenda dall'aumento dell'inflazione, a dimostrazione che i salari reali ristagnano e le riforme del lavoro dei governi di centrosinistra hanno indebolito il potere contrattuale dei lavoratori. Nel complesso si stima un leggero miglioramento rispetto al 2016 (15mila in meno), ma la situazione al Sud è in peggioramento (13mila in più)". Anche la possibile mancata sterilizzazione dell'Iva, che schizzerebbe al 25%, secondo Alleva potrebbe causare problemi per il prossimo anno. Ad aprile, infatti, sembrano confermarsi i "segnali di decelerazione, che prospettano uno scenario di minore intensità della crescita". Rispetto al 2008, l'incidenza del lavoro a termine per i giovani "è aumentata di nove punti percentuali, a fronte di un aumento più contenuto sul totale 10 dell'occupazione (+1,9 punti)". L'incidenza è salita dal 3,9% del 2008 all'8,3% nel 2017. "Al Centro, i tassi di occupazione più elevati si registrano nelle province di Firenze (69,3%), Pisa (68,9%) e Siena (68,0%), mentre nel Mezzogiorno (il cui tasso di occupazione complessivo non ha superato nel 2017 il 44%) le province con i tassi di occupazione relativamente più elevati sono state quelle di Chieti (57,9%), l'Aquila (57,1%) e Teramo (56,7%)". "La dinamica più contenuta degli scambi internazionali influirebbe negativamente sulla crescita complessiva del sistema economico, determinando una diminuzione del Pil di 0,3 punti percentuali rispetto allo scenario base".

Le esportazioni, secondo la simulazione, registrerebbero un rallentamento di 1,1 punti, le importazioni di 0,3 punti.

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