Pubblicato: Mar, Mag 08, 2018
Cultura | Di Socrate Ginnetti

Lutto nel mondo del cinema, addio Ermanno Olmi

Lutto nel mondo del cinema, addio Ermanno Olmi

Si dedica, in particolar modo, al servizio cinematografico, per il quale gli viene richiesto di filmare i processi industriali.

Si è spento all'ospedale di Asiago, nella notte, il regista Ermanno Olmi. Nel 1959 debutta sul grande schermo con 'Il tempo si è fermato', ma la critica si accorge di lui con la pellicola 'Il posto' (1961) che gli fa ottenere il premio della critica al festival del Cinema di Venezia.

Da qui comincia una lunga carriera.

"Addio a Ermanno Olmi, regista profondo, dall'A, rimasto sempre se stesso".

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Nel 1982 si trasferisce ad Asiago e fonda la scuola di cinema Ipotesi di Cinema a Bassano del Grappa. A causa della sua lotta con la sindrome di Guillain-Barré, la sua produzione subisce però un lungo stop. L'appuntamento con il Leone d'Oro è rimandato all'anno seguente, con il film La leggenda del santo bevitore.

Nel 1993 lavora a "Il segreto del bosco vecchio", tratto dal fumetto di Buzzati, nel 2001 si presenta a Cannes col "Il mestiere delle armi". Il film si aggiudica la bellezza di 9 David di Donatello.

Nel 2012 ha ricevuto anche il prestigioso premio dell'International Alliance for Mountain Film che gli venne consegnato dall'allora presidente del Trento Film Festival, Roberto De Martin. Nel 2005 Olmi accetta l'invito di Domenico Procacci a collaborare con due altri autori di qualità. Nel 2007 con "Centochiodi", il cui titolo nasce da una sua ossessione, quella di inchiodare qualcuno per impedirgli di fare del male, il regista dichiara di aver realizzato il suo "ultimo film narrativo di messa in scena", per tornare al suo primo amore: il documentario. E a Venezia tornerà poi nel 2008 per ricevere il Leone d'oro alla carriera così nel 2011 per presentare fuori Concorso "Villaggio di cartone". Il regista ha sempre cercato di rappresentare attraverso la macchina del cinema la vita stessa. "Il suo sguardo incantato ci ha raccontato e fatto capire le radici del nostro paese", scrive su Twitter Paolo Gentiloni.

Originario di Bergamo, quel "Ragazzo della Bovisa", citando il titolo della sua autobiografia, figlio di un ferroviere licenziato per antifascismo e poi morto in guerra, da ex fattorino della milanese Edisonvolta, dove iniziò a girare i suoi primi documentari con una cinepresa 16mm, riuscì a diventare uno dei più grandi maestri del cinema italiano.

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