Pubblicato: Ven, Aprile 27, 2018
Esteri | Di Evidio Veneziano

"Non è stupro", ma "abuso": la condanna che ha indignato la Spagna


Durante la celebre festa di San Firmino a Pamplona nel 2016 stuprarono una ragazza. Oggi, nell'attesissima sentenza sul caso, trasmessa anche in diretta tv, gli imputati sono stati condannati a 9 anni di reclusione, 5 anni di libertà vigilata e 10 mila euro di danni ciascuno da risarcire alla vittima. C'è anche questa possibilità nell'ondata di indignazione nazionale scatenata in Spagna da una sentenza giudicata non solo troppo lieve ma anche offensiva per tutte le donne. Originari di Siviglia, di età compresa fra 27 e 29 anni, i giovani si erano vantati su un gruppo WhatsApp del loro gesto: tra loro si chiamavano "Il branco". Le condanne a nove anni invece dei 20 chiesti dall'accusa sono state accolte dalle proteste delle decine di militanti femministe che si era riunite davanti alla sede del tribunale al grido di "Non è abuso, è stupro" e "Vergogna!". "Se non lotti contro 5 bruti grossi il doppio di te rischiando la vita non ti stanno violentando". Sia i legali della giovane che degli imputati hanno dichiarato che si appelleranno contro il verdetto.

Da due anni la Spagna segue molto da vicino gli sviluppi della vicenda e le posizioni contrapposte di accusa e difesa. Secondo la ricostruzione dei fatti il gruppo di giovani verso mezzanotte, nel pieno delle celebrazioni della festa di San Fermin, avvicinarono la giovane madrilena di 18 anni, l'accompagnarono per alcune centinaia di metri fino all'androne di una casa e qui ebbero rapporti sessuali con lei.

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I cinque accusati (Jesús Escudero Domínguez, José Ángel Prenda Martínez, Ángel Boza Florido, Alfonso Jesús Cabezuelo Entrena e Antonio Manuel Guerrero) si sono difesi sostenendo che la ragazza non ha opposto resistenza e che quindi era consenziente. Il processo ha commosso la Spagna e molte critiche c'erano già state quando i giudici del tribunale avevano accettato come prova a discarico il report di un investigatore privato assunto dalla difesa nel quale si sottolineava che la ragazza non aveva subito alcun trauma dal momento che la si vedeva in alcune immagini recenti sorridere con gli amici. Un elemento, quello della mancanza di violenza, che ha spinto la Corte a condannare i cinque per "abuso" sessuale e non "aggressione" sessuale. Alla polizia ha denunciato uno "stupro", e spiegato di non aver potuto reagire e lottare, "paralizzata" da quanto stava accadendo e dai cinque uomini che la sovrastavano.

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