Pubblicato: Mar, Aprile 24, 2018
Sportivo | Di Concetto Furlan

Il papà, 'Alfie continua a lottare, ora è italiano'

Il papà, 'Alfie continua a lottare, ora è italiano'

I medici dell'Alder Hey Hospital di Liverpool avevano iniziato le procedure per staccare le macchine che tengono in vita il piccolo Alfie Evans, il bimbo di 23 mesi affetto da una malattia neurodegenerativa non meglio specificata. I genitori di Alfie hanno presentato ricorso urgente davanti alla Corte di Appello, ma anche questo è stato rigettato. Difficile quindi che i medici possano procedere avviando il protocollo. Lo Stato italiano attraverso l'ambasciatore si è appellato alle istituzioni del Regno Unito perché facilitare l'adempimento di questa richiesta.

La giornata era iniziata con ben altre aspettative.

Fuori dall'ospedale, Thomas Evans ha brevemente parlato ai cronisti presenti. I genitori di Alfie postavano sui social video del bambino, quasi minuto per minuto. A ogni modo, né l'aver concesso la cittadinanza né la disponibilità manifestata sul posto dalla direttrice del "Bambino Gesù", Mariella Enoc, sembravano aver mai davvero convinto i giudici britannici a rivedere la propria decisione sul caso Evans, nonostante la sospensione delle cure fosse stata posticipata anche oltre l'orario inizialmente previsto.

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Nel Piano si danno una serie di indicazioni e si afferma che la procedura per il distacco del macchinario per la ventilazione, che tiene in vita Alfie, avverrà nello stesso reparto dove il piccolo è ricoverato. In un commento su Facebook, il papà del bambino, Thomas Evans ha dichiarato: "Ad Alfie è stata concessa la cittadinanza italiana, aspettiamo che il ministro degli Esteri (italiano) chiami Boris Johnson". La Farnesina trasmetteva all'avvocato della famiglia il decreto, sì da poterlo notificare ai vertici dell'ospedale inglese. Sono qui e sono a disposizione qualsiasi cosa mi chiedano. Ma non ci rendiamo conto che stiamo andando in quella direzione, verso una società che ha gli stessi princìpi. "Non si può fare altro". Il mondo deve temere questa perversione. A nulla sono valsi gli appelli di Papa Francesco, le proteste sotto l'Alder Hey o la mobilitazione generale per dare una chance al bambino che, ora, respirerà da solo.

I genitori Tom Evans e Kate James, entrambi ventenni, avevano chiesto di poter trasferire il figlio all'Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, sottoposto alla giurisdizione della Santa Sede, ma i medici dell'ospedale britannico si erano opposti al trasferimento, ritenendolo inutile se non dannoso per l'infante. Alle sette tornava la calma, complice l'intervento diplomatico che almeno per qualche ora ha scongiurato l'epilogo più drammatico.

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