Published: Lun, Marzo 26, 2018
Esteri | By Evidio Veneziano

"Marcia per le nostre vite", l'iniziativa contro lo armi


L'appello è senza mezzi termini: "Politici, rappresentateci o andate via!". È la voce di uno dei tantissimi giovani scesi in piazza al centro di Washington con la "Marcia per le nostre vite". Parla con alle spalle l'immagine imponente del Campidoglio: "Questo è l'inizio", dice sicuro, parlando alla folla a perdita d'occhio. Ed è al futuro che punta questo movimento, nato dalle lacrime e diventato speranza: "Questo è il giorno in cui comincia un nuovo luminoso futuro per gli americani".

E ascoltando il video di Bernie Sanders che ringrazia gli studenti di Parkland viene da chiedersi se questo potente movimento non sia in qualche modo il risultato e la prosecuzione dell'ondata di entusiasmo e di attivismo suscitata due anni fa dalla sua candidatura a presidente. "Nicholas, siamo tutti qui per te". Rylynn, neanche 14 anni, viene dalla Virginia e insiste: "Cambierà". Ma è la storia stessa ad insegnarlo: i giovani possono cambiare le cose, sgretolare il sistema, pretendere quello che gli adulti si limitano a discutere senza mai arrivare a nulla.

Più di 700 cortei negli Stati Uniti, un centinaio circa nel resto del mondo. E si pensa già al dopo, con alcuni attivisti che hanno indicato - stando a media Usa - quella del 20 aprile come la data della prossima possibile mobilitazione a livello nazionale in coincidenza con il 19° anniversario della strage di Columbine.

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È stata la prima manifestazione organizzata per chiedere al governo americano di rivedere la legge che regola l'utilizzo delle armi nel Paese. E ancora Parigi, Madrid, Tokyo, Londra, Sidney.

Centinaia di migliaia di ragazzi e studenti (ma non solo) hanno invaso le strade della città, per dire basta alle stragi causate dall'uso incontrollato delle armi. Siamo al 100% con voi, e insieme a voi marceremo: "ma questa è la vostra marcia, il vostro momento". Un passo indietro è stato invece compiuto dall'attuale amministrazione Trump. Tanto quella è gente che ha avuto la fortuna di diventare grande, ricorda uno dei manifestanti, cosa che non a tutti i giovani americani oggi è garantita.

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