Pubblicato: Mar, Febbraio 20, 2018
Economia | Di Almiro De Bernardi

Embraco, Calenda: azienda ha respinto proposta cig, fuori 500 persone

Embraco, Calenda: azienda ha respinto proposta cig, fuori 500 persone

Al tavolo ministro e sindacati avevano insistito perché l'azienda ritirasse i 497 licenziamenti (su 537 posti) e attivasse la cassa integrazione. Un atteggiamento incomprensibile e irresponsabile perché c'erano e ci sono ancora soggetti disposti a investire in piani di reindustrializzazione che hanno come condizione l'attivazione della cassa integrazione, una semplice posposizione di 9 mesi che l'azienda, incomprensibilmente, rifiuta. A sottolinearlo è il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, il quale spiega di aver "parlato al telefono con l'azienda" chiarendo ai vertici il suo fermo no. Il ministro ha quindi spiegato che alla proposta del governo sulla cig, "Embraco ha risposto negativamente, si conferma un atteggiamento di totale irresponsabilità". La vicenda Embraco - ha continuato Manconi - è l'ennesima dimostrazione che per l'economia italiana è impossibile resistere alla concorrenza spesso sleale dei Paesi in via di sviluppo, che addirittura si avvalgono di fondi strutturali europei. Così il ministro, considerato da molti come tra i più liberisti del governo (in passato vicinissimo a Confindustria), torna a vestire i panni del "capopopolo" degli operai a rischio disoccupazione.

"Verificare che non ci siano stati aiuti di Stato alla Slovacchia per le aziende di Honeywell ed Embraco e trovare un modo per correggere quella che è una stortura". Calenda replica attaccando l'azienda: "Le motivazioni che Embraco dà, dimostrano una mancanza di attenzione al valore delle persone e alla responsabilità sociale dell'impresa che raramente mi è capitato di riscontrare - ha detto Calenda -". Tuttavia ai lavoratori di Embraco il ministro ha assicurato che si continuerà a combattere. La notizia della quasi definitiva rottura tra l'esecutivo e l'azienda hanno raggiunto gli operai mentre manifestavano davanti allo stabilimento di Riva di Chieri, bloccando di fatto l'autostrada Torino-Asti. Cesare Nosiglia lo scorso 9 gennaio quando era sceso in campo a fianco dei dipendenti e delle loro famiglie davanti ai cancelli della fabbrica a Riva di Chieri. "Ogni proposta che non preveda il ritiro dei licenziamenti e l'avvio di un piano di reindustrializzazione per noi è inaccettabile".

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"Ci aspettiamo che il governo agisca e trovi comunque delle soluzioni concrete per i lavoratori" hanno sottolineato in una nota congiunta Fiom e Uilm. "Ribadiamo la nostra disponibilità a discutere di tutti gli strumenti utili alla rioccupazione dei lavoratori, ma riteniamo prioritario l'impegno a continuare a produrre nel sito di Chieri". A questo punto verrà attivato urgentemente un lavoro con Invitalia per cercare una forma di reindustrializzazione in tempi molto brevi. Non vi è stata risposta.

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