Pubblicato: Gio, Febbraio 08, 2018
Medicina | Di Gottardo Magnano

Biotestamento, malata di Sla decide di staccare la spina

Biotestamento, malata di Sla decide di staccare la spina

"Si tratta del primo caso reso noto dopo l'entrata in vigore del biotestamento relativo all'applicazione del consenso informato e l'interruzione delle terapie - dichiara Filomena Gallo, segretario Associazione Luca Coscioni -". La donna era affetta da Sla dal 2012: dopo cinque anni di sofferenze ha scelto la morte, abbracciata dall'affetto della famiglia nella sua casa di Nuoro.

Tra pochi giorni Patrizia avrebbe compiuto 50 anni e la sua gioia di vivere era nota alle sue amiche e ai suoi amici.

Ma Patrizia Cocco, cinquant'anni da compiere il prossimo giugno, non aveva paura.

More news: Benevento-Napoli, le scelte ufficiali di De Zerbi e Sarri

Ha chiesto di rinunciare alla ventilazione meccanica. "La nuova legge permette ai medici di dare subito esecuzione alla volontà del paziente, senza doversi rivolgere al giudice come succedeva prima della sua entrata in vigore".

Se n'è andata accompagnata dai suoi familiari che l'hanno sostenuta in questa decisione. La morte di Patrizia è avvenuta è per soffocamento dopo la sedazione, a quel punto indispensabile, e rappresenta un unicum oltre il quale il futuro si delinea davanti come una possibile "normalità" di quanto successo di drammatico con la prima morte "autodecisa" e permessa dallo Stato. Patrizia Cocco aspettava questa legge da anni e il dramma che ha segnato la sua vita nessuno può realmente comprenderlo o "giudicarlo": giudicare però questa legge è possibile e molto probabilmente nei prossimi mesi, con l'avvicendarsi dei tanti possibili nuovi casi, si tornerà eccome a discutere sulla pratica stessa del Biotestamento.

Ricci ha spiegato che il distacco della ventilazione è qualcosa di legale, considerato che è stato applicato in centinaia di occasioni in questi anni. Accanto a lei, la mamma, che le ha fatto e si è fatta forza nel saluto finale, il più straziante ma necessario per porre fine alle sofferenze: "Adesso vai, amore mio". La richiesta era stata inoltrata a Marco Cappato, che le indicò la possibilità di seguire il percorso già solcato, attraverso una lunga battaglia nei tribunali, da Walter Piludu quando la legge riconobbe come un dovere per il medico quello di adempiere le volontà del paziente se intenzionato a rifiutare l'accanimento terapeutico. Il 20 dicembre 2006 a Welby fu staccato il respiratore da un medico che per questo suo gesto venne assolto dall'Ordine dei medici.

Come questo: